Disturbo di Panico

Secondo l’Approccio Cognitivo-Comportamentale (CBT), il Disturbo da Panico è mantenuto da un circuito di interpretazioni catastrofiche errate delle normali sensazioni corporee e da meccanismi di evitamento che alimentano la paura nel tempo.

Il Modello Cognitivo del Panico (Modello di Clark)

Il panico nasce quando un innocuo segnale fisiologico o cognitivo viene interpretato come il sintomo di un’imminente catastrofe medica o psicologica.

Il processo si sviluppa attraverso un circolo vizioso:

  1. Innesco (Trigger): Una sensazione corporea normale o legata all’ansia (es. tachicardia, vertigine, respiro affannato, extrasistole).
  2. Percezione di Minaccia: La persona nota la sensazione e se ne allarma.
  3. Interpretazione Catastrofica: La sensazione viene valutata negativamente (es. “Sto avendo un attacco di cuore”, “Sto per svenire”, “Sto impazzendo”).
  4. Ansia e Attivazione Fisiologica: L’interpretazione genera ansia immediata, attivando il sistema nervoso simpatico (reazione di attacco o fuga).
  5. Aumento dei Sintomi: L’attivazione produce ulteriori sintomi fisici (respiro più rapido, sudorazione, tremori), confermando l’idea iniziale di essere in pericolo.
  6. Attacco di Panico: Il ciclo si avvita in pochi secondi fino al picco di terrore.

I Fattori di Mantenimento

Una volta provato il primo attacco, il disturbo si stabilizza a causa di tre fattori principali:

  • Attenzione Selettiva e Ipervigilanza: La persona inizia a scansionare continuamente il proprio corpo (body scanning) alla ricerca di segnali anomalie, intercettando variazioni fisiologiche minime che prima avrebbe ignorato.
  • Comportamenti di Evitamento: Si evitano i luoghi in cui si è verificato l’attacco o dai quali sarebbe difficile allontanarsi/trovare aiuto (piazze, mezzi pubblici, cinema).
  • Comportamenti di Sicurezza: Azioni messe in atto per “prevenire” la catastrofe (es. portare sempre con sé acqua o farmaci, uscire solo accompagnati, stare vicino alle uscite). Sebbene rassicurino nel breve termine, impediscono di verificare che l’attacco di panico rientrerebbe spontaneamente anche senza interventi.

Il Trattamento CBT

La CBT è la psicoterapia d’elezione per il disturbo da panico (raccomandata dalle linee guida internazionali come le NICE). Il percorso è strutturato, direttivo e focalizzato sul presente, durando in media dalle 12 alle 20 sedute. Fondamentali sono la psicoeducazione, la ristrutturazione cognitiva, l’esposizione, l’apprendimento di tecniche di gestione dell’ansia.

TrattamentoObiettivi e Tecniche
PsicoeducazioneSpiegare il meccanismo dell’ansia e del panico; chiarire che i sintomi fisici (per quanto spiacevoli) non sono pericolosi ma risposte fisiologiche innate.
Ristrutturazione CognitivaIdentificare i pensieri automatici catastrofici e ristrutturarli mediante il dialogo socratico e l’analisi delle evidenze reali.
Esposizione InterocettivaIndurre deliberatamente in seduta piccole sensazioni simili a quelle del panico (es. iperventilare per 1 minuto, girare su una sedia) per desensibilizzare la persona alla paura delle proprie sensazioni corporee.
Esposizione Graduata in VivoPianificare l’esposizione graduale alle situazioni o ai luoghi evitati, eliminando progressivamente i comportamenti di sicurezza.
Tecniche di Gestione dell’AnsiaRiqualificazione respiratoria (respirazione diaframmatica) e tecniche di radicamento (grounding) per gestire i picchi d’ansia.

Principale obiettivo terapeutico: Non è eliminare l’ansia (che è un’emozione fisiologica), ma insegnare al cervello a non temere più i segnali fisiologici del proprio corpo, spezzando l’associazione tra sensazione fisica e pericolo imminente e ottennedo di conseguenza la scomparsa dell’escalation che porta al panico.